Caro Alberto,
ho ricevuto notizia da diversi colleghi del tuo post apparso alcuni giorni fa sul forum dove di solito scrivi, e dato che hai tirato in ballo l’associazione che io rappresento, e soprattutto due dirigenti della stessa, ritengo doveroso darti alcuni chiarimenti.
Premetto che a mio parere l’iniziativa dei colleghi Barbarossa e Fares è lodevole, come tutte quelle intraprese da mesi da parte di molti dirigenti dell’ANTLO, per tentare di aprire un dialogo con tutte le associazioni della categoria. Affinché la tua disponibilità, come quella di altri, sia accettata, c’è bisogno del parere favorevole del Consiglio nazionale dell’associazione, ed è solo per questo che non avevi avuto ancora ricevuto risposta.
Come ti dicevo la decisione spetta al Consiglio Nazionale anche perché, dopo Montecatini del 2007, dove come ben ricorderai fui l’unico dei dirigenti di associazione invitati a dare la disponibilità ad instaurare, in modo incondizionato, un tavolo interassociativo, e andai anche oltre affermando che ANTLO non aveva nessuna difficoltà a lavorare in concreto per la creazione di un’ unica rappresentanza, anche in virtù del fatto che ANTLO non ha famiglie da mantenere, siamo rimasti poi alquanto allibiti dagli sviluppi, e non sto qui a spiegarne le colpe: chi era presente conosce bene i fatti.
Sabato u.s. si è tenuto il primo Consiglio Nazionale, dopo il tuo incontro all’AIOP, ed è stata posta in discussione la possibilità di istituire un comitato di dialogo con le associazioni di categoria non presenti nel CUP.
Seppur con un’ iniziale riluttanza, da parte dei presenti, si è deciso di dare seguito a questa iniziativa. Tale contrarietà era dettata soprattutto da quanto scritto o detto da alcuni dirigenti di associazioni che, con una caduta di stile a mio giudizio, non fanno altro che spargere immondizia sulla nostra associazione.
Credimi, è difficile far ragionare con obbiettività chi si sente disprezzato, e soprattutto far sì che essi condividano scelte e obbiettivi che coinvolgono soggetti artefici di tale disprezzo. Certo non è il tuo caso, ma di altri si, è cosa molto difficile, e in ANTLO a si muove se non vi è condivisione assoluta o maggioranza. Vedi, la vecchia ANTLO di cui hai fatto parte anche tu da tempo non esiste più. Quella ANTLO in cui due o tre persone pensavano e decidevano per tutti,
quella ANTLO dove tu ti battevi per la conoscenza dei fatti e per i dibattiti aperti, quella ANTLO dove tu chiedevi di lottare per i diritti e non per erogare servizi agli associati, quella ANTLO che cercava di trarre giovamento dalle debolezze dei colleghi per grazia di DIO e per volere di un gruppo di giovani ed inesperti dirigenti, non esiste più!
Certo, abbiamo pagato i nostri errori dettati dall’inesperienza, ma una cosa è certa: non siamo mai scesi a patti con nessuno per creare disagio agli associati che, ancora in molti, credono in noi, al di là di quello che alcuni pensano e scrivono.
Quella ANTLO non esiste più! Anche perché, da quando mi onoro di essere presidente nazionale, ho sempre preteso che ANTLO fosse quello che deve essere un’ associazione di categoria, e cioè uno strumento di aiuto per tutti i suoi appartenenti, e non un’ azienda per il benessere di pochi, e questo mi è costato tanto nei rapporti personali con molti colleghi i quali, o non hanno capito, o hanno visto in me addirittura un pericolo, spostando i loro interessi non sulla politica associativa, non su quello che si stava facendo, ma bensì sul personale, affinché l’offuscamento della mia persona creasse danno all’associazione, e lo stesso trattamento lo hanno ricevuto molti dei dirigenti.
Tutto ciò potrebbe star bene in politica, anche se condannabile, dove sono in gioco potere, soldi e quant’altro, ma non lo giustifico nel mondo associativo. Forse l’unica spiegazione plausibile la si trova in una domanda che mi pongo, e che rivolgo anche a te: quando qualcuno vuole occupare uno spazio altrui è per poter continuare a fare i propri comodi sotto altre spoglie? Non so rispondere, ma forse insieme, riflettendo, chissà che non possa essere tutto più chiaro.
Infine permettimi di riaffermare con forza quanto già scritto nel mio ultimo editoriale: la ricerca dell’unità della categoria e dell’unione di intenti di chi la rappresenta deve essere elemento primario su cui lavorare nei prossimi mesi, perché le nostre divisioni e le nostre diatribe intellettuali giovano solo ad altri e non agli odontotecnici italiani. Resto dell’avviso che ottenere qualcosa sia molto meglio di non ottenere niente. Mi sembra che questa fosse anche una tua convinta affermazione quel giorno, quando ci hai raggiunto al Ministero, anche perché quel qualcosa sarà un sicuro apripista per nuove mete. Penso che l’integralismo, come storicamente è sempre stato, non paghi, mentre posizioni moderate portano col tempo i loro frutti.
Penso che la ragione dovrebbe farci riflettere tutti, e al di là delle eventuali beghe personali; ovemai ve ne fossero, dovremmo sforzarci di lavorare insieme, cercando di mettere a frutto il nostro poco, ma immenso tempo prestato all’ associativismo. Buoni propositi di inizio anno? No, seria convinzione di chi da anni lavora per il bene della categoria senza doppi fini come tanti altri.
Perdonami se ho divagato un po’, ma penso che conoscere sia molto meglio dell’ignorare.
In conclusione sono a chiederti, a nome dell’ANTLO, un incontro ufficiale al fine di aprire un sano dialogo che ci porti a mettere in campo forze comuni e coordinate e non azioni scomposte, per il bene della nostra categoria. In attesa di una tua disponibilità a concordare l’incontro, affettuosamente ti saluto.
Il presidente Antlo Nazionale
