Sicuramente il momento è delicato e lo stato deve riuscire a “fare cassa” usando tutti i metodi, paradossalmente, in questi giorni stiamo assistendo a qualcosa di inverosimile.
Sentire che le aziende, e quindi noi, dovremo pagare una ipotetica tassa legata al canone RAI nel caso di possesso di un computer o di un collegamento ad internet è quantomeno inverosimile.
Dopo anni a dire che eravamo un paese considerato vecchio, tecnologicamente “indietro”, dove l’utilizzo e la diffusione di internet stentava a partire rispetto al resto dell’Europa… Ora, dall’avvenuto passaggio sulla rete di tanta quotidianità, nell’uso della nostra posta e la recente PEC, dallo scambio di foto dei pazienti (al fine di ottenere una protesi maggiormente “centrata” esteticamente e cromaticamente) all’attuale passaggio di file CAD-CAM per la fabbricazione digitale, si ipotizza che, durante l’utilizzo dei nostri “nuovi” strumenti di lavoro, ci sollazziamo, concedendoci una “sbirciatina” ai palinsesti RAI o in qualche nottata passata in laboratorio ci potremmo concedere il lusso di seguire qualche notturna “marzullata”.
E non gioite voi che, già più avanti, usate tablet o smartphone al posto del computer… Lo stato ha già pensato anche a voi per non far sentire soli gli utilizzatori di banali computer.
Strumento di controllo? La segnalazione del codice di abbonamento nelle dichiarazioni aziendali…
Subire ancora in silenzio? Non è più possibile, I costi generali fissi per le nostre aziende ci stanno uccidendo. Ulteriori balzelli potrebbero segnare prima o poi la fine di aziende in grande sofferenza. Facciamoci propositori ed uniamoci ad azioni condivise, in un momento di lavoro unitario delle associazioni includiamo una piccola attenzione anche a queste forzature di stato.
