- Antlo

In molti mi stanno chiedendo spesso perchè un comitato unitario degli odontotecnici. La mia risposta è la stessa a tutti: “Perchè no?” è la cosa più naturale del mondo! Unire persone accomunate dagli stessi problemi e cercare assieme di fare gruppo, di raggiungere quegli obiettivi che singolarmente con difficoltà si possono raggiungere.

Sono da sempre convinto che sia l’unione a fare la forza, ho sempre creduto nella mia associazione e nel gruppo. In fondo solo insieme con chi vive il tuo stesso problema puoi cercare la condivisione. Se hai fame e cerchi del cibo non puoi andare a cercarlo con chi ha la pancia piena… Al limite questo tuo compagno ti porterà a fare due passi per digerire… E a te aumenterà ulteriormente la fame.

Chiaramente un associato deve sentirsi sicuro e protetto all’interno della propria di associazione. Ricordo uno slogan di anni fa, pensato da uno storico collega e amico, che diceva: “Cosa mi può dare Antlo?” e la risposta era: “Tutto quello che il tuo bisogno di associato richiede”. Noi siamo associazione proprio per questo motivo fondamentale. La richiesta che giunge dalla base ora è questa: “Smettetela con le divisioni associative e pensate all’odontotecnico.” In questa fase finalmente le associazioni hanno capito, anche favorite dal cambio dei vertici associativi, che solo un percorso di unitarietà potrà portare quei piccoli traguardi che singolarmente nessuno è mai riuscito a portare a casa, nonostante l’impegno largamente profuso. La motivazione degli insuccessi sembra ovvia… Oltre al conosciuto ostruzionismo sbandierato nei tempi, chiunque andava a interloquire a un tavolo istituzionale o presso un ufficio ministeriale portava le proprie idee, quelle della propria associazione. Sicuramente queste erano intimamente condivise dalle altre associazioni ma, forse, in ordine di priorità diversa. 

Era per questo che il leit motiv delle risposte che si portavano a casa era sempre: “Ok, sentiremo le altre associazioni, cosa dicono e come la pensano.” In questa maniera siamo stati accomiatati fino a ieri, sono passati solo ottant’anni e noi odontotecnici stiamo ancora qui a chiederci: “Chi siamo?” “Siamo veramente solo quello che ci dipingono alla striscia del biscione?”.

Ora il momento sembra vedere una nuova alba. I presidenti delle associazioni odontotecniche hanno finalmente capito che per non farsi dire: “Adesso ascoltiamo gli altri” con gli altri bisogna andarci… Essere lì e dire: “Gli altri? Non ci sono altri! Gli odontotecnici sono tutti qui”.

In questo momento le associazioni del comitato unitario stanno fattivamente lavorando su più fronti per portare a casa dei risultati che facciano tornare la voglia di sorridere una categoria che di sorrisi non ne ha più, nonostante ne abbia regalati di meravigliosi a tantissimi pazienti.

Siamo attualmente vittime di uno stop legislativo che ci lascia attoniti, la formazione e la figura dell’odontotecnico deve saper parlare in maniera completa e aggiornata dell’organo stomatognatico, non esclusivamente di tecnologia o ingegneria come molti suggerirebbero. La comprensione tra le parti che intervengono nella riabilitazione deve essere immediata. La sinergia professionale tra chi costruisce il dispositivo medico su misura e chi lo mette in funzione nel cavo orale deve essere reale, per seguire dei protocolli pianificati con l’odontoiatra. 

Pena, in caso contrario, la fornitura di qualcosa di poco funzionale e non attinente alle aspettative del soggetto principale, il fulcro della filiera: IL PAZIENTE.

Massimo Maculan