- Antlo

Il Territoriale Nord Ovest prosegue la sua intensa attività intervistando un collega notissimo non solo in ambito territoriale, ma anche nazionale e internazionale. Pier Giorgio Bozzo, odontotecnico d’eccellenza oltre che ex presidente nazionale e richiestissimo moderatore ci parla dei suoi inizi e della situazione attuale della categoria e di Antlo. Da non perdere!
MEZZ’ORA CON… Piergiorgio Bozzo

Eccoci ad un altro appuntamento con le nostre interviste agli “odontotecnici a Nord Ovest”. La mezz’ora tra pennelli e modelli questa volta la rubiamo a Piergiorgio Bozzo da Saluzzo, Piemonte.
Diplomato a Torino, Giorgio Bozzo, è stato direttore scientifico del Nuovo Laboratorio Odontotecnico e condirettore di Protec. Socio fondatore prima di Aitlo e poi di Antlo, è stato Presidente nazionale Antlo dal 1989 al 1991. Premio Biaggi 2010.
D. Ciao Giorgio, intanto grazie per la disponibilità. Le poche parole che abbiamo citato per presentarti certo non bastano a descrivere i tuoi trascorsi professionali e associativi. Dicci qualcosa sulle motivazioni che ti hanno spinto verso il nostro lavoro e verso Antlo.
R. La mia carriera professionale è iniziata nel laboratorio di mio padre e poi, come molti, è proseguita attraverso la “gavetta”. La società con Sergio Barale, è stata la svolta. A lui devo la mia prima importante crescita professionale e con lui ho imparato ad appassionarmi a questo mestiere bellissimo. Il mio percorso associativo è iniziato in Aitlo, un’associazione che si occupava molto di cultura, che ha incontrato Urtlo di Nicola Pilla, che era già più orientata verso il sindacato e la discussione dei problemi di categoria. Quando si sono incontrate queste due realtà è nata Antlo che ha cominciato a fare cultura ad alto livello, organizzando eventi che facevano da veicolo e cassa di risonanza per l’aggregazione dei colleghi intorno alle problematiche della categoria. Ho condiviso questa strada con tanti altri colleghi e quello che facevamo era quello in cui credevamo e così sono nate amicizie che durano ancora oggi e delle quali vado fiero e lasciatemi dire un nome per tutti l’amico Eugenio Buldrini. Indubbiamente la visibilità che abbiamo acquisito come relatori ci ha aiutato e gratificato, ma il cammino che abbiamo percorso è stato frutto di grande impegno e passione.
D. Un bel prologo. Continuiamo con la cultura. Non è un caso se questa intervista arriva subito dopo il Congresso scientifico nazionale Antlo. Il nostro congresso è stato un appuntamento importante per noi associati, ma crediamo anche per tutta la categoria. Mantenere viva la fiamma della cultura è ancora fondamentale, anzi in tempo di crisi forse lo è ancora di più. Tu, che di formazione e congressualità “un pochino” te ne intendi, cosa pensi del “sapere per poter fare”? È ancora percepito dai colleghi come lo era anni fa?
R. Questa è una bella domanda, ma, forse, non sono il migliore a cui farla. Nel senso che se chiedi a uno come il sottoscritto quanto è ancora importante la cultura per gli odontotecnici… beh! non posso che risponderti che sì! È importante tanto come dieci, venti, trenta o quaranta anni fa. Aggiornamento e formazione sono indispensabili perché sono cose che poi ti ritrovi ogni giorno in laboratorio e specie in periodi come questi ti aiutano a superare molti problemi. Se oggi la cultura è ancora considerata come prima? Bisogna che lo chiediate a qualche giovane, forse potrà rispondere in maniera meno passionale. Certo che per quello che abbiamo visto a Montesilvano, per il successo che è stato, ci sono tanti odontotecnici che, crisi o non crisi, hanno avuto la voglia di cercarsi e di riunirsi. È stato molto bello e  tanto incoraggiante. Si è visto che è stato fatto un buon lavoro e ora bisogna mantenere alto il livello di impegno, che non è sempre facile.
D. In tutti questi anni di lavoro hai visto e hai partecipato all’evoluzione culturale e tecnica degli odontotecnici. La nostra professionalità è arrivata ad essere elevata, con molte punte di eccellenza e in aumento esponenziale. Perché, secondo il tuo parere, tutto questo non è bastato a dare ad una intera categoria quella connotazione professionale e imprenditoriale che merita? Essere diventati bravi professionisti non basta per essere considerati Professionisti?
R. Su questo bisogna essere onesti e fare un esame di coscienza tutti insieme. La cultura, lo abbiamo già detto, ha sempre avuto anche la finalità di creare occasioni di incontro per “fare categoria”. Bene, io penso che non si sia riusciti a stare al passo sull’aspetto imprenditoriale e neppure su quello puramente sindacale. Forse non abbiamo fatto abbastanza o non lo abbiamo fatto nel giusto modo, comunque non ci siamo riusciti. Io credo che siano alibi e scuse quelle che vengono da discorsi di scoraggiamento e demotivazione delle categoria di fronte ai fallimenti sugli obiettivi, del profilo, tanto per citarne uno solo. La realtà che vedo io è che c’è ancora tanto individualismo e che la categoria non si è ancora formata completamente. I colleghi chiedono alle associazioni di FARE, ma la maggior parte di loro non partecipa alla vita della categoria, dandosi troppe volte assenti quando le associazioni hanno bisogno di dimostrare forza e compattezza. Non si può fare associazione senza partecipare, bisogna dirlo. Non ci si può lamentare dei problemi, ma poi delegare sempre tutto l’impegno ad altri, ai pochi che si impegnano. Speriamo che la crisi forte muova qualcosa in più.
D. La crescita imprenditoriale comunque c’è stata, anche forzata dai problemi dati dal cambiamento del mercato. Per esempio molti piccoli laboratori si uniscono per formare aziende più strutturate. Pensi che questa scelta sia nella giusta direzione?
R. Si, certo, anzi io sono molto positivo e credo che gli odontotecnici italiani possano crescere molto come imprenditori e lo faranno certamente nei prossimi anni. Quella di unirsi o consorziarsi è una scelta fatta, per ora da una minoranza di laboratori, ma di fronte alle esigenze di ristrutturazione che il mercato sta imponendo, il fenomeno cresce e crescerà ancora. Se è la scelta giusta? Ognuno deve valutare la propria realtà, che può essere molto diversa da tante altre e fare le scelte più adatte. Quella di unire le forze e le risorse è certamente una delle armi migliori che vedo per stare meglio sul mercato.
D. A un collega come te che ha fatto cultura e formazione per decenni siamo obbligati a chiedere cosa pensa dell’evoluzione tecnologica che è entrata prepotente nel nostro settore. Quanto la vedi amica e quanto pericolosa?
R. Un’altra bella domanda. Avete visto con me le relazioni del Congresso nazionale. Tutte bellissime e molte di queste hanno toccato proprio vari aspetti di questo tema. Non c’è dubbio su dove vada il futuro della nostra professione e che le nuove tecnologie avranno una parte sempre più importante, ma abbiamo visto che nel nostro lavoro tutto nasce ancora da un progetto, cioè dalla nostra testa e dalle nostre mani. Non esiste “la macchina che fà i denti”! Esiste l’odontotecnico che fabbrica un dispositivo con l’ausilio della tecnologia e utilizzando le proprie conoscenze (patrimonio fondamentale e non sostituibile).  Antlo sta facendo un buon lavoro nel diffondere questo tipo di messaggio, ma anche altre associazioni si muovono nella stessa direzione, e allora perché non unirsi?
D. Ancora su questo argomento. L’industria, con le sue tecnologie più avanzate, si rivolge spesso allo studio odontoiatrico scavalcando il laboratorio. Quanto ti preoccupa questo atteggiamento?
R. Anche qui le associazioni devono dare una grossa mano. Devono fare di tutto per difendere a muso duro la nostra professionalità e la nostra specificità in un settore dove tutte le componenti possono avere un ruolo complementare alle altre per raggiungere gli obiettivi, che sono la salute del paziente, ma anche il mantenimento del reddito. Antlo dovrebbe anche riprendere, a mio parere un discorso che aveva fatto anni or sono il compianto Sergio Cocco. Il lavoro sul calcolo dei costi del lavoro nelle nostre aziende dovrebbe essere adattato ai tempi e alle nuove tecnologie. Il calcolo dei costi delle nostre produzioni a volte li eseguono le ditte, li fanno a noi e anche ai nostri clienti! Vi pare possibile? Ripeto: bisogna difendere la professionalità a tutti i costi e la coscienza di categoria. Le associazioni hanno bisogno di sostegno e di critica al loro interno perché solo così si possono adattare alle esigenze del momento. Stare fuori non serve a nessuno, né a chi si estranea, né a chi s’impegna. Per concludere, fatemi dire due parole per chi s’impegna in Antlo, ma anche in altre organizzazioni. Vi siete assunti volontariamente un compito che è sempre più difficile e ve ne dobbiamo dare atto. So bene quanto è dura e complicata la vita di chi lavora seriamente in associazione e quindi… “in bocca al lupo!”
RE. Grazie a te Giorgio. Grazie di cuore ed è stato un vero piacere anche per noi. Noi proseguiremo con altre occasioni per sentire le opinioni di grandi odontotecnici a Nord Ovest. In Antlo non mancano di certo!