Leggiamo con fastidio l’articolo pubblicato oggi da Quotidiano Sanità, intitolato “Odontoiatria, Aio e Andi: ‘No a norme che creano confusione nelle cure’”, nel quale si dà notizia di una presa di posizione dei due sindacati odontoiatrici contro – e cito testualmente – “due emendamenti proposti dalla maggioranza”. Il primo prevede che “l’odontotecnico è riconosciuto come professione sanitaria autonoma e laureata, in coerenza con la legge 26 febbraio 1999, n. 42”. Il secondo stabilisce invece che “l’odontotecnico, in possesso del titolo universitario abilitante e dell’iscrizione allo specifico Albo professionale, esercita attività di progettazione, fabbricazione e adattamento di dispositivi medici su misura in campo odontoiatrico, in piena coerenza con le prescrizioni cliniche dell’odontoiatra”.
Seguono le consuete considerazioni sul presunto rischio che una modifica del profilo dell’odontotecnico comporterebbe, ossia quello “di introdurre una sovrapposizione tra attività tecnica e responsabilità clinica, con conseguenze dirette sulla sicurezza e sulla qualità delle cure”.
L’articolo si conclude con la richiesta al legislatore di garantire una “distinzione chiara tra odontoiatra e odontotecnico”, assicurando così “la netta separazione tra atto clinico e attività di laboratorio”, “l’assoluta esclusività dell’odontoiatra nella responsabilità del percorso di cura” e “il mantenimento di distinte funzioni nel rispetto dei ruoli e delle competenze specifiche”.
Viene però spontaneo chiedersi cosa possa pensare il legislatore di fronte a una richiesta così perentoria da parte di autorevoli sindacati, gli stessi esponenti governativi che, solo pochi giorni fa, posavano accanto ai dirigenti ANDI. Tanto più se si considera che quegli emendamenti – presentati non dalla maggioranza, come erroneamente riportato da Quotidiano Sanità, ma dall’opposizione – erano già stati dichiarati “inammissibili” due mesi fa, il 3 marzo scorso.
Il fastidio suscitato dai contenuti dell’articolo non deriva tanto dalle affermazioni in sé, le stesse che da anni vengono ripetute dai sindacati odontoiatrici, quanto dall’ennesimo tentativo di impedire alla nostra professione di dotarsi di un percorso formativo adeguato alle attuali esigenze, ai materiali e alle tecnologie oggi richieste. Infatti non crediamo sia casuale che l’articolo esca all’indomani della notizia di un emendamento – questo sì proposto dalla maggioranza – volto a rinnovare la normativa sulle Arti ausiliarie delle professioni sanitarie, ed alla vigilia del voto in Commissione Affari Sociali.
Un emendamento che abbiamo condiviso e sostenuto insieme a Federottici e che consentirebbe, finalmente, dopo oltre un secolo, di adeguare la nostra professione alle normative vigenti sulla fabbricazione dei dispositivi protesici prescritti dagli abilitati all’odontoiatria, oltre a garantire una formazione capace di preparare i futuri odontotecnici alle sfide contemporanee.
È tempo di smettere di impedire agli odontotecnici di aspirare a una formazione universitaria, trincerandosi dietro la tutela della salute del paziente. Al contrario, è proprio una preparazione superiore a garantire che il dispositivo protesico realizzato su prescrizione dell’odontoiatra sia sicuro, conforme e funzionale per il singolo paziente. Solo un odontotecnico qualificato, adeguatamente formato e abilitato all’esercizio -e unica figura professionale deputata alla realizzazione dei dispositivi protesici – può assicurare all’odontoiatra che quanto prescritto sia realizzato nel rispetto della normativa e degli standard di sicurezza.
A meno che l’opposizione alla formazione universitaria dell’odontotecnico non nasconda, in realtà, la volontà di mantenere immutata una situazione ben più opaca: quella in cui alcuni odontoiatri senza scrupoli affidano la realizzazione delle protesi a strutture non registrate presso il Ministero della Salute, utilizzando materiali non conformi – più economici proprio perché fuori norma – o addirittura importati da paesi extraeuropei, Cina in primis.
Invece di contribuire a perpetuare questa zona grigia, AIO e ANDI dovrebbero sostenere l’emendamento proposto dall’onorevole Loizzo per il riordino della normativa sulle Arti ausiliarie delle professioni sanitarie, in questo modi, si che tutelerebbero i propri pazienti.
