C’è da aspettarsi che chi ha fatto il condono (in una qualsiasi delle sue varie forme) fino al 2001, facilmente si lascerà allo stesso modo “tentare” e lo farà anche per il 2002 in modo così da chiudere tutto il suo passato fiscale.
Ma conviene farlo oppure no?
Anche qui, a costo di ripetermi, ribadisco che le situazioni vanno esaminate caso per caso (pur essendo la mia impressione generale quella prima esposta). Non è mai il caso di generalizzare pur confermando che, per chi lo ha già fatto fino al 2001, se il costo del condono 2002 non è troppo alto forse vale la pena di approfittarne. Come avevo nei mesi passati previsto quindi il nostro legislatore ha voluto consentire di chiudere i rapporti col fisco fino all’ultimo anno utile.
– Concordato preventivo biennale (2003/2004) –
Anche per quanto riguarda il concordato preventivo, come avevo previsto nei mesi trascorsi, il provvedimento è stato notevolmente modificato: a tal punto che vale ora almeno la pena di riflettere bene sull’opportunità o meno di farlo (per gli anni 2003 e 2004). Aggiungo però subito che, a mio avviso, rimangono ancora notevoli perplessità circa il successo che potrà avere il concordato preventivo presso i contribuenti (personalmente penso che ne avrà poco).
Quali motivi a favore per farlo
Essenzialmente sono tre:
1. Un BONUS del 50% sul reddito che viene dichiarato;
2. La possibilità di tassazione agevolata su una parte del reddito;
3. L’impossibilità, per il fisco, di emettere accertamenti presuntivi (principalmente quelli da studi di settore).
Il primo punto: BONUS del 50% sul reddito che viene dichiarato.
Ciò significa la certezza, per chi aderisce, di rimanere inattaccabile entro il 50% del reddito che viene dichiarato col concordato.
Questa certezza di rimanere inattaccabili, entro i limiti sopradetti, potrebbe spingere il contribuente, in anticipo, cioè prima di fare la dichiarazione dei redditi, ad “APPROFITTARE” del bonus e quindi a dichiarare un minor reddito ad esempio portando in deduzione costi indeducibili (50% spese auto, etc.) oppure omettendo la dichiarazione di ricavi regolarmente fatturati.
Il secondo punto: la possibilità di una tassazione agevolata su UNA PARTE del reddito.
In base ad un meccanismo relativamente complesso di calcolo (che andrà ovviamente eseguito dal commercialista di fiducia) si avrà su una parte di reddito, più o meno consistente a seconda dei casi, una tassazione con aliquota inferiore che, nell’ipotesi più favorevole, potrà addirittura scendere dal 45% al 23%.
Il terzo punto: l’impossibilità del fisco di emettere accertamenti presuntivi e in particolare quelli in base agli studi di settore.
È il punto che ha meno appeal perché il concordato di fatto tiene già conto proprio degli studi di settore. Gli accertamenti presuntivi di altra natura, di solito, non sono così temibili se non in casi particolari.
Quali motivi per non farlo
Essenzialmente sono due:
1. L’eventuale COSTO ELEVATO;
2. L’impegno a dichiarare almeno certi imponibili per il 2004.
Il primo punto: occorre fare dei calcoli notevolmente complessi e macchinosi anche collegati all’eventuale condono 2002. Dovrà quindi farli il commercialista di fiducia che sarà il primo e più autorevole consigliere da ascoltare prima di decidere se fare o meno il concordato preventivo.
Se il costo sarà troppo elevato non si farà; se sarà accettabile si deciderà poi per il si o per il no.
Il secondo punto: l’impegno a dichiarare almeno un certo reddito.
Nessun contribuente fa l’indovino e quindi può a febbraio / marzo sapere quale sarà il suo reddito a dicembre 2004; perciò MOLTA PRUDENZA, perché se non si raggiungeranno, per il 2004, i minimi di ricavi e reddito previsti nel concordato preventivo (per ciò si chiama preventivo, perché si fa prima, a differenza del condono che si fa dopo) i controlli del fisco scattano automaticamente e in questo caso la mia lunga esperienza professionale, soprattutto nel settore, mi fa prevedere che per quel contribuente saranno problemi seri e gli faranno rimpiangere forse amaramente la scelta di aver aderito al concordato.
Scadenza della decisione:
16 marzo 2004: salvo proroghe.
Parlarne con il commercialista:
Da fare subito dato la complessità dei calcoli e i tempi ristrettissimi.
Sfatiamo un possibile malinteso:
Al fine di evitare opinioni errate, visto che per il passato si è appena parlato di CONDONO, chiarisco inequivocabilmente che il CONCORDATO PREVENTIVO:
1. NON È UN CONDONO PREVENTIVO e quindi NON mette al riparo da verifiche fiscali (da uffici finanziari o guardia di finanza) e pertanto occorrerà continuare a tenere regolarmente tutte le scritture contabili perché si è sempre soggetti ad accertamenti analitici (che peraltro sono sempre stati quelli più temibili, per varie ragioni).
2. occorrerà comunque DICHIARARE IL REDDITO EFFETTIVO e non solo quello minimo previsto dai valori PRECONCORDATI.
Questo effetto però è ora mitigato dall’effetto BONUS FISCALE DEL 50% come riportato al punto n°1 del paragrafo “Quali motivi a favore per farlo”
Da ultimo quindi vorrei, come sempre, raccomandare di esaminare a fondo (col proprio commercialista) la questione condono così come la questione concordato preventivo; soprattutto per il concordato preventivo occorre grande cautela ed esame “su misura” dell’istituto cui si potrà o meno aderire entro il 16/3/2004.
