L’idea di istituire la formula degli studi di settore per indicare un tetto minimo di reddito alle imprese a seconda del tipo di attività svolta, sembra dare i suoi frutti, soprattutto alla casse dello stato. A confermare questo sono i dati individuati da una ricerca condotta in 19 provincie italiane, attraverso un questionario compilato da 1900 imprese e 500 professionisti, dagli esperti della cattedra di Scienze delle finanze dell’Università La Sapienza di Roma. La ricerca ha indicato come gli studi di settore abbiano di fatto costretto i professionisti e le aziende a pagare più tasse in quanto costretti ad adattare la propria contabilità ai dati. Ma la stessa ricerca ha anche indicato come le stesse imprese abbiano modificato, per rendere la propria dichiarazione congrua e coerente, il regime contabile (passando da forfetario alla contabilità ordinaria), o la forma societaria (per non essere assoggettato) aumentando di fatto i propri costi di gestione.
