Già nello scorso anno numerose aziende hanno incominciato ad “ivare” con l’aliquota agevolata del 4% una serie di materiali, tutti classificabili come Dispositivi Medici, marcati Ce, anche diversi dalle leghe preziose. Ne abbiamo diffusamente trattato nei mesi di Novembre del 2003 della nostra rivista.Per quanto riguarda le leghe nobili (più precisamente quelle con contenuto pari o superiore ai 325 millesimi), la storia è nota; una prima risoluzione (ottobre 2001) della direzione centrale dell’Agenzia delle Entrate si pronuncia per la non applicabilità della legge 7/2000: non sono semilavorati, hanno una destinazione definita ed obbligatoria perché sono Dispositivi Medici; una seconda risoluzione (agosto 2002) rifacendosi alla prima afferma che: poichè sono Dispostivi medici è loro applicabile l’aliquota iva agevolata del 4%.Ripetiamo che queste due risposte sono delle risoluzioni della Direzione Centrale dell’Agenzia delle Entrate e sono state pubblicate, orientando così il comportamento generale dei fornitori di questi beni, in una prima fase limitatamente alle leghe e successivamente anche ad altri dispositivi medici.Inoltre e nello specifico, sull’applicabilità dell’aliquota agevolata del 4% ad alcune altre categorie di dispositivi medici utilizzati per la costruzione di protesi dentali (diversi dalle leghe preziose) più di un interpello è stato presentato a livello di direzione regionale delle entrate e la risposta è stata positiva.Già nei mesi scorsi abbiamo fatto notare come la situazione fosse ancora incerta e non consolidata e come gli agganci giuridici che consentono ai fornitori di applicare l’iva al 4% fossero solidi ma di non immediata utilizzabilità per tutti.Questa situazione fa correre dei rischi agli odontotecnici che si vedono fatturare dei beni al 4%, beni che fino a poco tempo prima erano fatturati al 20%?
Sul piano teorico possono esserci dei rischi; quello principale riguarda la restituzione del 16% dell’iva, nel caso in cui il comportamento (applicazione dell’iva al 4%) del fornitore (di solito il deposito) venga riconosciuto non corretto dall’amministrazione finanziaria. Sempre sul piano teorico esiste la possibilità di sanzioni nel caso in cui ricevendo fatture irregolari l’odontotecnico non provveda egli stesso a versare la differenza fra l’iva applicata in modo evidentemente scorretto o immotivato e quella dovuta.D’altro canto è giurisprudenza consolidata che il cliente (cessionario) non è tenuto controllare e sindacare le valutazioni giuridiche che il suo fornitore (cedente) ha posto alla base del suo comportamento.Queste valutazioni debbono però essere note al cessionario (l’odontotecnico) e quindi devono essere espresse o in fattura o in comunicazioni apposite.Questo è il comportamento che hanno adottato i depositi dentali che sono, nella maggior parte dei casi, contemporaneamente clienti e fornitori, cessionari e cedenti; prima, in qualità di clienti, hanno ricevuto le comunicazioni da parte dei loro fornitori sui motivi della fatturazione al 4% e su quali prodotti, e solo successivamente, in qualità di fornitori, hanno proceduto a cedere quegli stessi dispositivi medici fatturando con l’aliquota agevolata.Quello che noi chiediamo è che lo stesso tipo di comunicazioni venga data dai depositi (e dai fornitori in genere) agli odontotecnici, loro clienti.
L’applicazione dell’aliquota agevolata al 4% dell’iva è importante per gli odontotecnici.E’ stato possibile per l’iniziativa di aziende produttrici e distributrici che hanno promosso, attraverso lo strumento degli interpelli alle Agenzie delle entrate, la classificazione dei Materiali – Dispositivi medici fra i beni ammessi a godere dell’aliquota agevolata. Questo va riconosciuto e questi operatori vanno ringraziati; non vanno messi in difficoltà con iniziative che, se assunte in modo sconsiderato, rischiano di creare gravi contraccolpi. Così la pensa l’Antlo.
L’applicazione dell’aliquota agevolata al 4% dell’iva rappresenta un risparmio significativo per gli odontotecnici.Questo è un punto che va consolidato e difeso, senza iniziative estemporanee che rischiano di ingigantire la questione, di creare allarmi ed un clima che, nell’incertezza interpretativa, può essere dannoso per i nostri interessi.Difendere l’iva al 4% sui dispositivi medici, ognuno facendo la sua parte e lasciando alle sedi ed ai meccanismi previsti dalla normativa il compito di pronunciarsi quando sono interpellati dalle aziende.
