Tutti concordi: no al decreto sull'ECM - Antlo

Per una volta sono tutti concordi: il decreto del Ministero della Salute, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 luglio 2004 che individua le caratteristiche delle società scientifiche interessate ad organizzare come provider eventi che rilascino crediti Ecm, non va bene e deve essere abolito.
Un decreto che stravolge il già farraginoso sistema Ecm e che esclude dall’attività di provider le associazioni di categoria e perfino gli ordini professionali. L’occasione per fare il punto sulla formazione continua in medicina è stata la tavola rotonda organizzata sabato scorso dall’Andi a cui hanno partecipato prestigiosi esponenti delle principali associazioni del settore dentale ma anche di quelle del comparto medico, universitario, delle società scientifiche ed ordinistiche.
“Una tavola rotonda organizzata per cercare di comprendere e risolvere le problematiche della categoria coinvolgendo tutte le componenti interessati”, ha sottolineato il presidente Andi Roberto Callioni evidenziando come in questo “nuovo corso dell’associazione” il dialogo all’interno ed all’esterno del settore sarà incentivato.
Se gli interventi dei rappresentanti delle categorie invitate non hanno indicato una posizione comune sull’obbligatorietà dell’Ecm, anche se tutti concordano sul dovere deontologico dell’aggiornamento e sulla necessità di regolamentarlo, unanime è la ferma contrarietà al decreto ministeriale che Mario Falconi, segretario della Fimmg (associazione dei medici di famiglia) definisce inaccettabile e preannuncia un ricorso alla magistratura per farlo abolire. Anche Andi si schiererà con altre associazioni ricorrendo al Tar contro il decreto.
A portare al tavolo la voce degli odontotecnici sono stati Luca Zarantonello vice-presidente Fenodi (ha parlato anche per conto dello Sno) e da Claudio Calarota per Antlo, in sala era presente anche il presidente Massimo Carmando. Per Zarantonello, che si è dichiarato favorevole ad una regolamentazione dell’aggiornamento, il decreto è da rivedere e propone, per superare i problemi legati alla sua attuazione, di individuare un provider unico per tutto il settore dentale. Anche per Calarota il decreto così come strutturato non va bene perché non garantisce la qualità dell’aggiornamento precludendone l’organizzazione a soggetti che da sempre hanno dimostrato di farlo con serietà e competenza. Calarota è intervenuto poi anche sulla formazione continua sostenendo che così come è l’impianto Ecm è da rivedere, ricordando poi la posizione critica dell’Antlo verso l’obbligatorietà per la categoria, categoria che aspetta un profilo adeguato alla professionalità richiesta ai suoi operatori.